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Cala dall’alto il nuovo orario di lavoro alle Direzioni Provinciali di Roma dell’Agenzia delle Entrate

In spregio alle più elementari relazioni sindacali l’Agenzia delle Entrate, con un unilaterale ordine di servizio, fotocopiato e pressoché uguale nelle tre Direzioni Provinciali, sferra un attacco frontale ai circa 2 mila lavoratori interessati. In un colpo solo, come un pugno in pieno volto, vengono pesantemente massacrati diritti e conquiste contrattuali.

Viene messa in discussione la pausa pranzo che diventa itinerante, a secondo dei turni imposti al personale e massificati per tutti indistintamente (minimo 11 al mese) e il diritto alla pausa di fatto diviene un optional come recita l’o.d.s. “…la pausa pranzo dovrà essere fruita compatibilmente con l’attività di erogazione dei servizi”.

Viene ridotta a tappeto la flessibilità in entrata e, in un territorio come quello romano falcidiato dai quotidiani problemi di traffico e mobilità, anche quelli familiari si aggravano ulteriormente.

L’ orario di lavoro nei giorni martedì, mercoledì e giovedì diventa continuato dalle 7.45 alle 16.00 (e oltre, secondo l’affluenza) con un aumento spaventoso dei carichi di lavoro e dello stress, che già oggi si percepisce agli sportelli dei front office, con contropartite economiche offensive, con briciole di ben 2.50 euro lordi l’ora, ai futuri “turnisti”.

E oltre al peggioramento dei servizi e, in aperta violazione contrattuale dei diritti dei lavoratori, non c’è nessuna “news” sull’introduzione della banca ore settimanale/mensile, sulla chiusura certa degli sportelli, senza “sforamenti” di orario.

Poco ci interessa se questi ordini di servizio sono una scelta dell’amministrazione regionale o su direttiva occulta dell’amministrazione centrale, vogliamo sbugiardare le organizzazioni sindacali conniventi che hanno sottoscritto ben due accordi nazionali e quello sperimentale presso la DP1. E anche la scelta di traccheggiare ai tavoli di trattativa, come ci ricorda beffardamente l’amministrazione negli ordini di servizio con ben 8 convocazioni da settembre 2012, si è rivelato un autentico disastro !

L’unica alternativa possibile è una massiccia mobilitazione del personale, con iniziative di piazza e di conflitto per far ritirare questi ordini di servizio e riprenderci quello che abbiamo perso.

Altrimenti staremo a registrare ancora una volta l’ennesima sconfitta dei lavoratori delle Agenzie Fiscali, con buona pace per tutti….

 

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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