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I DIRITTI NEGATI

La scopo dei virus, come del resto di ogni altro essere vivente, è quello di riprodursi e aumentare la sua popolazione, anche il Covid 19 colonizzando ed infettando cellule ospiti, cerca disperatamente di raggiungere questo scopo e quando non ci riesce muta in diverse varianti più forti o soltanto diverse, che hanno le stesse finalità della forma iniziale.

 

Ma anche la possibilità che il Covid 19 mutasse era stato da tempo preannunciato da schiere di virologi, ed una nuova impennata di contagi e di decessi è ancora il rendiconto giornaliero, ancora una volta in AOUP si saturano le sale di rianimazione, i reparti vengono accorpati riducendo il numero dei posti letto per fare posto ai contagiati, ancora una volta la carenza cronica di personale sanitario ospedaliero costringe i soliti operatori di sempre a cambiare turni, posto di lavoro, attività lavorativa, organizzazione, in un vortice di stress emotivo e psicologico, che dura ormai dal febbraio 2020.

Come è possibile che in una pandemia che da tempo si è stabilita nella nostra vita e che probabilmente ci coinvolgerà ancora per molti anni, la dirigenza ospedaliera non abbiano ancora approntato dei reparti Covid permanenti, commisurati con l’emergenza e dotati di personale sanitario stabile vocato , come è possibile che nonostante le ultime assunzioni di personale sanitario vi sia ancora la necessità di mettere in campo di nuovo i soliti medici, infermieri ed oss, stravolgendo l’organizzazione ospedaliera e riducendo le cure e l’assistenza ai cittadini e pazienti affetti da atre patologie, la risposta è una sola, ancora una volta si preferisce il profitto alla salute.

Uno studio condotto, durante i mesi di pandemia, dall’Università di Pisa in collaborazione con Auxilium Vitae Rehabilitation di Volterra e la Fondazione Volterra Ricerche Onlus, pubblicato sul Journalof Environmental Research and Public Healt, ha stabilito che la pandemia ha provocato nel 40% del personale sanitario reazioni di stress acuto, tanto più aggravate dalla vicinanza e dal tempo trascorso con i pazienti e le loro famiglie. L’esposizione diretta al dolore dei pazienti, alla loro sofferenza psicologica a morte ha significativamente sviluppato in medici ed infermieri una reazione acuta assimilabile al disordine da stress post-traumatico, con quadro clinico comprendente depressione, sintomi dissociativi ed alterazioni della reattività, tipici del burnout.

I risultati ottenuti da questa ricerca sono preoccupanti, bisognerà considerare le implicazioni dell’impatto della pandemia a lungo termine, e le conseguenze sulla salute fisica e mentale degli operatori sanitari che si sono trovati sin dall’inizio a fronteggiare un’emergenza planetaria senza conoscere la natura del virus, e sprovvisti di ogni materiale necessario ma che nonostante questo non hanno mai mollato, pur con l’anima segnata dal dolore, perché quello è il loro lavoro, e per questo essi chiedono almeno il rispetto.

Ma il rispetto è ancora una volta negato, è notizia di questi giorni che la Regione Toscana ha risposto in maniera negativa alla richiesta fatta dai Sindacati di Base Toscani per la creazione di un fondo di risarcimento per i lavoratori del comparto sanitario chiamati in servizio per emergenza Covid, che si sono visti trattenere la penale per mancato rispetto dei termini di preavviso, una questione burocratica che la Regione può risolvere in autonomia se solo lo volesse, una questione che riguarda migliaia di operatori sanitari.

Così facendo, la Regione Toscana dimostra il senso e la misura di quanto l’impegno ed il senso di responsabilità collettiva che ha animato tanti infermieri ed operatori socio sanitari sia tenuto in considerazione!

Niente è dovuto per giusto riconoscimento agli operatori del comparto sanitario che per questa pandemia hanno pagato a caro prezzo l’ostinata dedizione alla propria professione, ancora una volta dovranno lottare per acquisire un diritto dovuto.

Insieme si vince! La lotta paga sempre!

Cobas Pubblico Impiego Sanità PISA

 

 

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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