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Gli interinali nella sanità

MEDICI ED INFERMIERI COOP

Con l’avvento del Covid, si sono accentuate drammaticamente le carenze di medici ed infermieri causate dalle varie revisioni di spesa pubblica perpetrate dai politici di turno negli ultimi decenni con riduzione di personale e posti letto nella sanità Italiana, per sopperire a questa problematica, durante la seconda ondata di contagio sono stati stanziati 192 milioni di euro per incrementare il personale sanitario destinato ai pronto soccorso, ma di questa cifra solo una minima parte è stata impiegata per l’assunzione a tempo indeterminato di medici ed infermieri, si è preferito ricorrere all’appalto di personale sanitario tramite agenzie interinali. In Italia ci sono 844 pronto soccorso ospedalieri che effettuano circa 24 milioni di visite in un anno, con 2800 accessi ogni ora, gestiti da 12 000 medici specialistici, un medico ogni 2000 pazienti, decisamente pochi per scongiurare i lunghissimi tempi di attesa che si registrano nelle sale di accettazione del pronto intervento.

 

Il pronto soccorso è la porta degli ospedali, in quella sede si prendono decisioni vitali per la salute dei pazienti, si individuano le cause della malattia e si avvia il paziente verso il reparto di ricovero. Molto spesso i medici che vi operano sono costretti a intraprendere in una manciata di minuti operazioni e terapie specialistiche in grado di mantenere in vita pazienti in arrivo con condizioni sanitarie critiche a causa di gravi traumi o patologie cardiache. Il medico del pronto soccorso è specializzato in medicina d’urgenza, ma questa tipologia di specializzati è in progressiva diminuzione, inoltre, l’accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia, a “numero chiuso”, ormai in vigore da molti anni, limita enormemente il numero di neo laureati in questa disciplina, e nelle scuole apposite dove si acquisisce questa specializzazione, il Ministero della Salute, con i miseri fondi stanziati dal Ministero dell’Economia, riserva solo ogni anno 256 posti per la specializzazione in discipline mediche, portati solo ora per questa urgenza sanitaria, a 905. Dei circa quindicimila medici che si laureano in un anno, una minima parte si specializza, gli altri rimangono in attesa di accedere alle scuole di specializzazione.

Quindi per sopperire alla carenza di personale medico ed infermieristico, accentuata della pandemia, il Ministero della Salute e le ASL, invece di attingere personale sanitario da graduatorie stilate all’interno di regolari bandi di concorso ed assumere a tempo indeterminato, si sono rivolti alle agenzie interinali e cooperative varie, per assumere operatori sanitari a tempo determinato ed a somministrazione proprio come si fa per cercare una badante o un cameriere, per il tempo strettamente necessario ed a fine servizio poterli dimissionare.

Queste agenzie, hanno veri e propri cataloghi dove espongono offerte di lavoratori di ogni settore, ovviamente per il settore sanitario si possono trovare medici neolaureati, spesso senza specializzazione, oppure stranieri con poca dimestichezza della lingua italiana, infermieri privi di formazione professionale, ed OSS alle prime esperienze lavorative, o provenienti da settori completamente diversi da quello sanitario. Questi soggetti vengono inseriti nei pronto soccorso, dove è richiesta una alta specializzazione e dove spesso si prendono decisioni in pochi secondi per la vita dei pazienti, dove sarebbero pertanto da escludere i medici alla loro prima esperienza, oppure vengono inseriti nei vari reparti specialistici creando notevole disagio ai colleghi che, oltre al loro lavoro, devono istruirli completando la loro formazione professionale, questa professionalità acquisita va totalmente persa, in quanto alla fine del periodo di lavoro pattuito, l’operatore sanitario può essere nuovamente appaltato dall’agenzia per un nuovo lavoro completamente diverso, questo sistema di assunzione nel settore sanitario è usato dalla stragrande maggioranza delle aziende ospedaliere e talvolta crea più danno che beneficio.

Le assunzioni a tempo indeterminato, di personale sanitario, garantiscono invece la certezza professionale degli operatori, infatti, alle graduatorie dei bandi di concorso possono accedere, per legge, solo medici con una specializzazione nelle dottrine mediche ed infermieri di comprovata esperienza che rimanendo inseriti nelle varie realtà ospedaliere, manterranno ed arricchiranno la loro esperienza professionale per tutta la durata del loro lavoro a beneficio dei pazienti.

Si vocifera tanto di personale sanitario decimato da decenni, ma non si fa niente per risolvere il problema alla radice, si tengono i reparti ospedalieri con l’organico ridotto al limite, costringendo gli operatori a stressanti turni di lavoro, ma invece di assumere personale a tempo indeterminato, e risolvere una volta per sempre il problema si appalta personale solo nei momenti critici, continuando a sfruttare ed a gravare tutti gli addetti di superlavoro.

Ma perché il Ministero della Salute preferisce appaltare il personale sanitario invece di assumerlo a tempo indeterminato? Oltretutto gli appalti di manodopera a somministrazione sono vietati per gli istituti non iscritti all’albo del Ministero del Lavoro, ed il risparmio economico di queste operazioni a conti fatti è del tutto discutibile.

Le agenzie di lavoro interinale retribuiscono al medico una paga oraria di 38/55 euro, ma al Servizio Sanitario Nazionale il medico costa anche 80 euro l’ora, i prezzi variano da regione a regione e dall’intensità della domanda, reagendo alle leggi del mercato come un vero e proprio bene di consumo.

In Toscana opera Orienta SPA, azienda interinale attiva da oltre 25 anni, con più di 50 filiali in tutta Italia, con un capitale di oltre 150 milioni di euro e con gruppi societari anche in Polonia, a lei si rivolgono le aziende ospedaliere e le ASL toscane per reclutare personale sanitario a somministrazione, un colosso aziendale in grado di fornire ricerca e selezione di personale per tutti gli ambiti e settori produttivi.

Ma facciamo due conti, presso l’Aoup nel 2019 sono stati spesi € 1.364.497,48 per lavoro a somministrazione di una quantità di personale sanitario ( infermieri, tecnici di laboratorio, os ) equivalenti a 42,25 operatori sanitari per 1 anno, con lo stesso costo aziendale si poteva assumere, con contratto a tempo indeterminato ed a salario contrattuale, 52,4 operatori categoria D per 1 anno, nel 2020 in emergenza Covid 19, i volumi sono lievitati, e la spesa al settembre 2020 per l’appalto di personale, è stato di € 3.171.487,33 per lavoro a somministrazione, equivalente ad un numero di 63,5 operatori sanitari per 1 anno, con lo stesso costo aziendale si poteva assumere 121,80 operatori categoria D per 1 anno a tempo indeterminato ed a salario contrattuale. Il conteggio è riferito a salario contrattuale di infermieri di categoria D, ma anche se si calcolassero salari di più categorie, il divario tra costo per appalto di personale a somministrazione e costo per assunzione di personale a tempo indeterminato, sarebbe comunque evidente, addirittura anche se i costi si equivalessero, assumere personale a tempo pieno ha dei vantaggi qualitativi che nel settore sanitario si esprimono in una migliore acquisizione di professionalità degli addetti, in una continuità del lavoro, ed in un azzeramento del precariato.

Ci opponiamo a questo sistema di reclutamento del personale sanitario.

Chiediamo che il Ministero della Salute risolva l’annoso problema del fabbisogno effettivo del personale sanitario ospedaliero e territoriale a favore di una definitiva ristrutturazione del Servizio Sanitario Nazionale per il diritto alla salute dei cittadini.

 

Cobas Pubblico Impiego Sanità Pisa

 

 

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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