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Il contratto decentrato integrativo del comune di Firenze

Il 15 giugno dopo mesi di aspro confronto è stata firmata la preintesa per il rinnovo del contratto aziendale del comune di Firenze.

Dopo un’attenta valutazione anche i Cobas hanno deciso di sottoscrivere la preintesa fermo restando che, come chiaramente indicato nelle note a verbale, il contenuto dell’accordo dovrà essere valutato dall’organismo sovrano e cioè dall’assemblea generale dei lavoratori e delle lavoratrici del comune di Firenze.

Dobbiamo fare subito una premessa: anche quando abbiamo detto No ottenendo quantomeno che i due precedenti contratti aziendali fossero sottoposti a referendum, i delegati Cobas mai hanno abdicato dal ruolo che compete a ciascun rappresentante sindacale, ovvero fino all’ultimo minuto ci siamo spesi per tentare il tentabile, per ottenere quelle che ritenevamo le condizioni di maggior favore a vantaggio di tutti, e sottolineiamo di tutti i dipendenti di questo Ente. Quando abbiamo detto NO, non è stato un NO pregiudiziale o politico, abbiamo detto NO perché a nostro avviso non c’erano le condizioni per sottoscrivere intese che toglievano salario e diritti incentivando diseguaglianze e sperequazioni intollerabili.

Con il senno di poi, in molti ci hanno dato ragione ma di certo ciò non ripagherà i lavoratori e lavoratrici del comune di Firenze dall’estorsione salariale subita negli ultimi anni.

Diciamo subito che questo contratto non segna una vera e propria inversione di tendenza, anche se per la prima volta non si taglia ulteriormente e non si peggiorano le condizioni di lavoro, per questo ci sta già pensando Il Governo con la ministra Madia.

Ci preme ribadire che quando si poteva far meglio e di più, l’Amministrazione ha costituito un fondo per il salario accessorio misero, ulteriormente immiserito dal piano di recupero approntato a seguito delle note vicende MEF. Risorse che non consentono una vera redistribuzione del maltolto, le operazione che si faranno con questo CCDI sul fronte distributivo del salario accessorio le si faranno con soldi già nostri, o derivanti dal saldo drammaticamente negativo tra uscite e entrate di personale, o perché le recenti normative consentono di superare i blocchi sulle PEO imposti precedentemente dalla L. Brunetta.

Pur tuttavia riteniamo assolutamente non disprezzabile che, nell’arco di due anni, la maggior parte dei circa 700 dipendenti collocati nella prima fascia del proprio inquadramento (qualcuno fermo in posizione iniziale addirittura da 9 anni) abbia la possibilità di fare una progressione. Così come ci pare non disprezzabile che l’accordo contenga meccanismi che consentano un tangibile riequilibrio distributivo delle risorse contestualmente al potenziale allargamento della platea di dipendenti che torneranno a beneficiare di istituti contrattuali utili a riconoscere particolare impegno, attività disagiate o particolarmente gravose in uno scenario più equo ed attinente alle prestazione realmente rese.

Un altro aspetto che noi giudichiamo particolarmente positivo è che una parte significativa delle cosiddette risorse variabili (60%) sia destinato alla produttività generale, mettendo la parola fine all’idea di incertezza su questo istituto contrattuale. Voce stipendiale, fondamentale in quanto riservata indistintamente a ciascun dipendente. Certo non è tutto oro ciò che luccica: è bene ricordare che se si può utilizzare qualche risorsa in più ciò dipende quasi interamente dal fatto che questa Amministrazione continua a non garantire il tourn over nonostante la rimozione dei blocchi sulle assunzioni, contestualmente si prosegue con le politiche di esternalizzazioni (vedi asili e materne) che hanno ridotto il personale sotto la fatidica soglia dei 4.000 dipendenti. Nonostante una blanda dichiarazione a margine dell’accordo nella quale l’AC si impegna a rivedere la struttura organizzativa, la spesa per le P.O. è rimasta costante a fronte di una forte riduzione di personale, una spesa che come è noto assorbe una parte sproporzionata ed insostenibile del fondo.

Naturalmente il confronto con questa Amministrazione non finisce con la sottoscrizione di questo accordo, l’auspicio, per il momento condiviso unitariamente dalla intera RSU è che già a partire da settembre, in attesa di ulteriori sblocchi normativi e la sottoscrizione del CCNL, si possa riaprire la discussione su molti punti che ancora sono lontani da una soluzione soddisfacente.