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Sulle società in house. Basterà la Corte Costituzionale a frenare le voraci privatizzazioni??

La sentenza che annulla il referendum dell'acqua riguarda anche le privatizzazioni degli enti locali

Lo scorso 20 Luglio, la Corte Costituzionale ha deliberato, una volta tanto, per restituire la voce ai cittadini italiani e difendere quel poco che rimane della democrazia

Dopo avere taciuto sullo stravolgimento degli enti locali e sull'anticostituzionalità del decreto che annulla le Province, a seguito del ricorso della regione Puglia , si dichiara incostituzionale l'articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011 , con cui, il Governo Berlusconi, rintroduceva quella privatizzazione dei servizi pubblici locali sonoramente boccata a furor di popolo con il referendum sull'acqua.

 

L'anticostituzionalità del decreto legge emanato da Berlusconi dichiara illegittime anche le successive modifiche portate da Monti, incluse quelle che riguardano le società in house e in particolare il comma 8, 15 16 che recitano testualmente

Le societa' cosiddette "in house" affidatarie dirette della gestione di servizi pubblici locali sono assoggettate al patto di stabilita' interno secondo le modalita' definite, con il concerto del Ministro per le riforme per il federalismo, in sede di attuazione dell'articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. Gli enti locali vigilano sull'osservanza, da parte dei
soggetti indicati al periodo precedente al cui capitale partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilita' interno. .... Le societa' cosiddette "in house" e le societa' a partecipazione mista pubblica e privata, affidatarie di servizi pubblici locali, applicano, per l'acquisto di beni e servizi, le
disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni .

Quale sarà il futuro assetto dei servizi pubblici e soprattutto basterà una sentenza della corte costituzionale per arrestare la furia privatizzatrice del Governo Monti? Senza la mobilitazione dei lavoratori non sarà possibile tutelare i servizi e i lavoratori pubblici ,a partire da quelli delle società in house, verso le quali molti Comuni hanno indirizzato forza lavoro e servizi per aggirare i patti di stabilità imposti agli enti locali

L'abbattimento del debito è lo strumento, con le politiche di austerità, per privatizzare i servizi ed eliminare ogni presenza del pubblico e con essa abbattere il costo del lavoro con contratti sfavorevoli.

In questi anni, molte scelte dell'Anci sono state funzionali alle politiche dei Governi, inclini ad un compromesso che alla fine non ha arrestato le privatizzazioni. Alcune società in house sono servite, negli anni scorsi, a stabilizzare quei precari che i Comuni avevano espulso per rispettare i patti di stabilità, le società in house del resto assicurano servizi determinanti per le comunità e per questo fanno gola ai processi speculativi. E contro questi processi dobbiamo mobilitarci senza perdere altro tempo perchè sono in gioco gli interessi di noi tutti\e

La sentenza della corte non si traduce in obbligo da parte degli enti di arrestare ogni privatizzazione (tanto è vero che in questi giorni Acque spa ha minacciato di tagliare le forniture alle famiglie che si sono autoridotte la tariffa togliendo quella "remunerazione del capitale investito"- che oscilla tra il 10% e il 20% dell'intera cifra e rappresenta la parte speculativa imposta sulla tariffa dell'acqua dai gestori- , una tariffa che con il referendum avrebbero dovuto abrogare)

La sentenza non si traduce nella reinternalizzazione delle società in house che la spending review vorrebbe eliminare

La parola ora passa alla politica e alle eventuali modifiche della spending in discussione al parlamento ma non ci facciamo troppe illusioni

Il legislatore ha delimitato il perimetro delle società strumentali interessate alla dismissione e/o allo scioglimento, "trattandosi di società che svolgono servizi e che hanno fatturato alla pubblica amministrazione in misura superiore al 90% del loro complessivo volume d’affari"

La sentenza della Corte Costituzionale investe direttamente le società in house ma non le salva dai processi di smantellamento e privatizzazione su cui decideranno i decreti attuativi e il testo finale della spending

nel frattempo i lavoratori stanno con il fiato sospeso e con essi i cittadini che rischiano di vedersi scippato dopo il referendum dell'acqua anche le società pubbliche per una interpretazione legislativa e una riscrittura del testo di legge all'indomani di una sentenza difficilmente raggirabile con il testo originario della spending(quello che prevedava lo scioglimento immediato delle società in house e la loro privatizzazione applicando decreti legislativi oggi giudicati contrari alla carta costituzionale)

La grande confusione normativa non aiuta a capire di più, resta il fatto che privatizzare l'acqua e i servizi pubblici sarebbe stato incostituzionale e qualcuno avrebbe dovuto agire e vigilare per ripristinare la sovranità popolare che oggi viene calpestata da decisioni assunte in ambito europeo e dalle politiche di austerità

Cobas PI

Federico Giusti

per un approfondimento

Le società partecipate dagli enti pubblici nel decreto sulla spending review e la recentissima sentenza della Corte Costituzionale sui servizi pubblici locali.

Note a prima lettura

Avv. Germano Scarafiocca http://www.piscino.it/file/leggi/spending-20.pdf


I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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