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Le nuove province...verso la sottrazione dei diritti!

La legge n. 56/2014, meglio nota come “ legge Del Rio” era stata presentata dal governo “Renzusconi” come l’ esempio di riordino istituzionale con l’ abolizione delle Provincie e la costituzione della città metropolitane. Doveva essere una risposta a certe forme di “antipolitica” e all’ indignazione di cittadine/cittadini contro i costi soprattutto della cattiva politica, per l’ incapacità della stessa di rispondere ai loro bisogni sociali assicurando un equa erogazione dei servizi pubblici.

Siamo dunque arrivati all’ eliminazione delle province? No, all’ eliminazione del diritto di voto dei cittadini e allo smantellamento di servizi e funzioni !

Questo però non è casuale fa parte di una strategia più ampia (vedi riforma del Senato e Titolo V della Costituzione) rivolta a contrarre il peso e il potere del voto popolare per consegnarlo alla casta che così si ricicla riprendendosi poteri e funzioni .

Per la prima volta nella storia repubblicana un Ente pubblico verrà eletto ed organizzato come una sorta di consiglio di amministrazione, di una società di capitale privata, secondo un modello di “governance” che non renderà conto a nessuno se non alle oligarchie di partito, e del cui operato e costi pagheranno le conseguenze cittadini e lavoratori.

Noi fin da allora avevamo denunciato la “ truffa” che stava dietro quel disegno, in quanto gli elettori venivano espropriati della democrazia da una casta politica che si autoriproduceva, allo scopo di allontanarli volutamente sempre più dalle Istituzioni che incidono e decidono la nostra vita quotidiana.

Questa riforma, che non esitiamo a giudicare profondamente sbagliata ed incostituzionale, ha fondamenti a partire dai governi tecnici “montiani”, e che hanno utilizzato scientemente la “spending review” come disegno venduto nell’ ottica di risparmio pubblico ( o più falsamente del costo del lavoro pubblico).

Traduceva in pratica il diktat europeo che imponeva la diminuzione dei livelli di rappresentanza istituzionale e il peso dei cittadini nelle scelte, per imporre più facilmente “tagli e sacrifici”, con il pareggio di bilancio in costituzione, per ridurre drasticamente lo stato sociale e i diritti garantiti in termini di servizi pubblici da erogare con gratuità e universalità.

Ecco perché quando in queste settimane, seppur in maniera volutamente silente e nascosta perché non si sappia troppo in giro, i partiti hanno inteso procedere all’ elezione dei nuovi organi delle provincie, non ci siamo meravigliati dei modi e dei sistemi usati.

Gli elettori non contano più, in quanto sono i consiglieri dei comuni a decidere del destino e del futuro dei servizi che la Provincia erogherà una volta eletti i nuovi organi. Il problema vero è che lo fanno senza rendere conto a nessuno, se non ai gruppi di potere che dietro la politica si celano, calpestando anche le più elementari forme decisionali di rappresentanza che avevano considerato le autonomie locali, come l’ espressione delle più piccole comunità del territorio .

Infatti il ricorso al voto ponderato ( ovvero il voto dei consiglieri dei comuni più grandi, che sono già di più, peserà di più) non fa altro che confermare quella degenerazione profonda che sta dietro la logica dei “sindaci padroni”, che non rispondono a nessuno dei loro programmi di mandato e che aspirano altresì ad estendere i loro “poteri decisionali” sul resto del territorio .

Conosciamo bene le ambizioni sconfinate di questa classe dirigente politica, a cui però si sono omologate anche le opposizioni, quelle conniventi per la mancanza o il disinteresse a costruire un progetto politico alternativo, ma anche quelle compiacenti che si sono limitare a criticare gli effetti della “ riforma Del Rio” per l’ incapacità di attivare conflitti sulle cause che l’ avevano originata.

Fra chi parteciperà criticamente alla “farsa elettorale” e chi ha criticato formalmente perché da essa è stato escluso non c’è una differenza enorme, se non l’incapacità o il disinteresse a sostenere le ragioni di chi vede, da cittadino e da lavoratore, l’ assoluta necessità che il pubblico servizio e le modalità con cui viene gestito ed erogato, venga controllato attraverso i percorsi di democrazia diretta.

Ma non bisogna dimenticare il prezzo aggiuntivo che pagherà il personale dipendente dalle Province .

Da molto tempo questo personale non solo subisce la palese ingiustizia, in termini salariali, derivante dai mancati rinnovi dei CCNL del Pubblico Impiego, ma è costretto a vivere nell’ incertezza sul proprio futuro essendo ormai da anni oggetto di pressioni sotto la “minaccia di mobilità, esuberi e tagli salariali, se non di vere e proprie privatizzazioni di servizi.

Funzioni e competenze importanti per il benessere di ciascun territorio provinciale (scuola, pianificazione, viabilità, ambiente, in attesa di chiarezza sulle incertezze connesse alle competenze derivanti dalle materie delle subdeleghe regionali) saranno gestite da un Sindaco-Presidente la cui “individuazione politica” è conseguente ad interessi di “cordata territoriale”, per cui molto lontani da quelle di lavoratrici/lavoratori delle Province.

E non basteranno i protocolli generalisti e vuoti, sottoscritti dalle solite compiacenti organizzazioni sindacali confederali a livello nazionale/regionale, come comparse di uno spettacolo farsa ben più grande della loro voglia e capacità di incidere sui rapporti di forza per non vanificare i loro veri interessi.

Abbiamo la percezione, sulla base di quello che sta accadendo in alcuni comuni del territorio, che l’interesse di chi governerà le Province sia rivolto ad individuare forme di gestione associata dei servizi di livello intercomunale, ove a ciò sia legata una gestione indiretta del servizio da parte degli Enti Locali.

D’ altronde è innegabile che la costituzione delle Agenzie e di certe forme associative abbia avuto in Toscana tutti prodromi per la degenerazione graduale verso servizi in convenzione, le società in house, e poi le società misto pubblico private, primo punto di arrivo per rimettere in discussione gran parte dei diritti e delle tutele salariali e normative applicando CCNL diversi (piu' svantaggiosi come il multiservizi) da quelli della pubblica amministrazione.

Ovviamente operare per favorire queste decisioni sarà più facile da parte di organismi di governo provinciale non più eletti dai cittadini, che sicuramente troveranno il supporto interessato delle strutture di staff e di direzione delle attuali provincie, abituate ad essere “allineate” alla politica per favorire i processi in atto salvando i loro ruoli, prebende e indennità .

In sostanza il costo vero di questa riforma oltre che per il personale, sarà anche per i cittadini, che non saranno più in alcun modo in grado di controllare il corretto impiego delle risorse, ma anche la qualità e il livello dei costi dei servizi erogati.

Il governo :

- con il job act ha inteso attentare al diritto del lavoro;

- con la riforma delle Provincie ha inteso attentare al diritto alla democrazia.

E a chi ci toglie diritti..bisogna rispondere aprendo conflitti!

 

Cobas Pubblico Impiego Pisa

 

www.cobaspisa.it

 

 

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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