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Difesa delle province o della Casta?

In questi giorni si spendono fiumi di inchiostro sulle Province con campanilismi costruiti ad arte per confondere le idee ai cittadini e ai lavoratori, ai quali si racconta del debito da abbattere e con esso eliminare enti giudicati inutili . Ma agli stessi politici non spiegano che lo scaricabarile delle competenze determinerà, oltre a tagli occupazionali in un paese già pieno di disoccupati, una fortissima contrazione del servizio pubblico su materie rilevanti come ambiente, manutenzione degli edifici scolastici e lavoro.

E alla Amministrazione Provinciale di Pisa cosa si mette in piedi: un gruppo di lavoro tecnico di Dirigenti con il compito di elaborare proposte riorganizzative, in vista dell'accorpamento di cui non si comprende bene il ruolo, il fine e a chi risponde.
Sorgono allora spontanee alcune riflessioni fuori dal coro:

- La casta dirigenziale delle Province sta cercando di cadere “in piedi” per garantirsi nuovi ruoli, e in questa ottica proveranno ad influenzare il processo riorganizzativo di accorpamento e le scelte politiche regionali per salvaguardare interessi e posti di vertice;

- I “tecnocrati” stanno occupando gli spazi ( il ruolo dei gruppi di lavoro provinciali e regionali e dell' Irpet ne rappresenta l' esempio) aiutati da politici ormai preoccupati solo di salvar loro stessi e ritrovare una "carica";

- Il gruppo tecnico regionale che hanno costituito per supportare l’ Irpet è il solito modo per costruire modelli gestionali di servizi , in cui alla fine probabilmente si salveranno i livelli apicali di direzione e controllo, mentre la parte operativa e le relative grane gestionali, saranno trasferite o ai comuni, alle unioni di comuni, o affidate a soggetti diversi con il risultato certo di diminuire le competenze gestionali proprie della P.A. e di conseguenza le possibilità di occupazione;

- Questa sorta di parvenza di "imparzialità" tecnica, materializzatasi attraverso gruppi di lavoro nasconde in realtà interessi di parte che con la sfera pubblica e collettiva hanno poco o niente da spartire. Per questa ragione, il gruppo di lavoro di Pisa potrebbe essere il classico fumo negli occhi, funzionale ad acquisire maggiore autorevolezza a Firenze in sede regionale,per salvaguardare i "vertici" ma non l' occupazione;
- La raccomandazione ai dirigenti provinciali per una “gestione del clima interno” è funzionale dalla spasmodica ricerca di salvaguardare alcuni equilibri, che il conflitto dei lavoratori e dei cittadini metterebbe in discussione con rivendicazioni e priorità in antitesi all'interessi della
Casta;
- La risposta del dott. Palagi palesa contraddizioni e paure. Per il Sindacato in Provincia è giunto il momento delle scelte:o sedersi ai tavoli per salvaguardare gli interessi dei cittadini e dei lavoratori, o fare fronte comune con quella politica che in questi giorni sta mediando con il Governo invece di contrastarlo.

Mentre Pieroni e Kutufà si azzuffano sulla scelta del capoluogo, l’ oligarchia dirigenziale delle province mira solo a salvare sè stessa e il suo potere, nel silenzio, di chi intende fare sindacato in modo subalterno tanto alla politica quanto ai dirigenti.

Il problema è che per contrastare questo, occorre evitare che queste caste si “impadroniscano” della gestione dell’ intero processo, e ne esercitino il predominio anche "culturale e organizzativo", che di fatto esclude ogni tavolo di confronto che punti alla tutela del lavoro e del servizio pubblico, anche per colpa della pochezza della politica che ormai si disinteressa dei diritti, siano essi dei lavoratori che dei cittadini.

Cobas Provincia Pisa
www.cobaspisa.it

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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