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Vertice in Canada conclusioni della presidenza

CONCLUSIONI DELLA PRESIDENZA

 

 G8 Ministri del Lavoro e dell’Occupazione

26-27 Aprile 2002

Montreal, Canada

 

(traduzione italiana non ufficiale)

 

Preambolo

 

I Ministri del Lavoro e dell’Occupazione dei Paesi del G8 e il Commissario per l’Occupazione della Commissione Europea, si sono incontrati a Montreal, Canada, il 26-27 Aprile 2002, insieme ai rappresentanti dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), per discutere delle sfide che pone il 21° secolo in materia di competenze e apprendimento. Nella preparazione dell’incontro, il 25 Aprile del 2002, si è svolta, su questi temi, una consultazione con i rappresentanti delle parti sociali.

 

Noi concordiamo che la politica pubblica svolge un ruolo chiave nel creare un ambiente macroeconomico che stimola e favorisce l’occupazione e una crescita economica sostenibile. Riforme strutturali sono necessarie per aiutare la ripresa e sostenere una più forte crescita della produttività nelle nostre economie. Benché l’incertezza rimanga presente nello scenario generale dei prossimi mesi, appare chiaro che nella maggior parte delle nazioni industrializzate i fondamentali economici e sociali sono robusti e le prospettive di crescita positive.

 

Noi concordiamo sulla necessità di attivare misure volte ad affrontare sia le fluttuazioni economiche di breve periodo sia i cambiamenti strutturali di lungo periodo. Pure se la recente recessione ciclica e la conseguente perdita di occupazione sarà seguita da una crescita occupazionale e di opportunità, è probabile che i nuovi lavori non siano gli stessi di quelli andati perduti. L’economia della conoscenza richiede più elevati livelli di competenze e maggiore adattabilità. I progressi tecnologici richiedono professionalità più elevate ad un ritmo accelerato. Mutamenti di lungo periodo significano che oggi, più che mai, una forza lavoro con migliori conoscenze e competenze è l’elemento determinante per lo sviluppo economico, un produttività accresciuta, una competitività a livello globale e il progresso sociale. Inoltre, trovare e mantenere un lavoro rappresenta, per molti, la strada migliore per uscire dalla povertà.

 

Maggiore e migliore occupazione per i nostri cittadini, sviluppo dell’occupabilità e dell’adattabilità, rimozione degli ostacoli, incluse ogni forma di discriminazione, e disincentivi per ottenere o rimanere in un posto di lavoro, continuano ad essere i punti chiave dell’agenda del G8. Raggiungere questi obiettivi richiede l’interazione tra parti sociali e autorità pubbliche, assicurando una buon bilanciamento tra flessibilità dell’organizzazione del lavoro e sicurezza dei lavoratori, l’identificazione delle buone pratiche in materia di occupazione e progressi nella formazione permanente e nell’eguaglianza di genere.

 

Rendere capaci tutti i lavoratori di trovare la loro collocazione nel mercato del lavoro è la componente più importante di ogni risposta economica e sociale ai cambiamenti strutturali. Massimizzare il contributo derivante da ogni potenziale partecipante alla forza di lavoro non è solo una necessità, alla luce degli imminenti cambiamenti demografici, ma contribuisce anche alla stabilità e alla coesione sociale. La discussione sulle competenze, sulla formazione e sull’apprendimento è parte di un più complesso dibattito sulle opportunità, le conseguenze sociali e le sfide della globalizzazione, così come sul futuro e la qualità del lavoro.

 

I diversi livelli di governo, in un’attiva cooperazione con le parti sociali, con gli organismi dell’educazione e della formazione, e con gli altri stakeholders , rivestono un ruolo chiave nelle decisioni di investimento sulle persone, in particolare di coloro che sono svantaggiati. Riconosciamo, perciò, la funzione critica che la conoscenza svolge nella produttività e nel successo personale e del Paese, nonché nel rafforzare la coesione e l’inclusione sociale. Per avere successo nel 21° secolo, i cittadini devono avere le competenze, la conoscenza e l’accesso alle opportunità del mercato del lavoro di cui necessitano per massimizzare il loro pieno potenziale economico e sociale. Gli investimenti in professionalità e capacità di apprendimento delle persone sono, dunque, tra i più efficaci investimenti che i governi e la società possono effettuare.

 

Noi crediamo che gli investimenti in competenze e formazione devono essere fatti durante tutta la vita. La necessità di attuare questa scelta è urgente: i mutamenti demografici significano meno nuovi ingressi nel mercato del lavoro nel futuro, dato che una significativa percentuale dei lavoratori del 2015 è già presente nella forza lavoro. Le strategie devono perciò guardare non solo alle competenze e alle capacità di apprendimento della futura forza lavoro ma anche di quella corrente. Le strategie scelte  per affrontare  i bisogni immediati di competenze della forza lavoro attuale aiuteranno le nostre strategie di lungo termine per la forza lavoro del domani.

 

La nostra discussione si è centrata su tre temi tra loro interrelati e che si rinforzano reciprocamente: accrescere la partecipazione alla forza lavoro e promuovere una società inclusiva; incoraggiare la formazione permanente; accrescere le opportunità.

 

 

Accrescere la partecipazione alla forza lavoro e promuovere una società inclusiva

 

Gli attuali livelli di disoccupazione e di inattività rappresentano, da una parte, un tremendo spreco delle risorse umane esistenti, dall’altro, a causa dei cambiamenti demografici, una fonte essenziale di futura occupazione produttiva. Misure attive di mercato del lavoro e politiche affinché “il lavoro paghi” ( to make work pay ) sono assolutamente determinanti per rendere occupati i disoccupati e coloro che non partecipano al mercato del lavoro.

 

Investire nelle persone è anche la chiave per accrescere la partecipazione alla forza lavoro e promuovere una società inclusiva. In particolare, i gruppi tradizionalmente svantaggiati nel mercato del lavoro necessitano un accesso più ampio alle opportunità della formazione e del mercato del lavoro. Questi gruppi possono contribuire e trarre beneficio da una sostenibile crescita economica. Essi possono espandere il bacino di lavoro qualificato disponibile per il datore di lavoro e così favorire a superare situazioni di mancanza di lavoratori. Noi siamo d’accordo sulla necessità di prevedere percorsi e azioni di sostegno effettive e “ritagliate” sui loro bisogni, incluse azioni di informazione e di orientamento sul mercato del lavoro, per aiutarne l’integrazione economica e sociale.

 

 In particolare, noi riconosciamo la necessità di permettere ai lavoratori anziani di ottenere e tenere i posti di lavoro. Rinnoviamo il nostro impegno per attuare le misure contenute nelle Carta di Torino sull’Invecchiamento Attivo, e per incoraggiare ulteriormente il mondo del lavoro, associazioni degli imprenditori e associazioni dei lavoratori, ad agire insieme per rispondere alle necessità e alle scelte dei lavoratori anziani, con un’attenzione particolare alle opportunità di formazione e alle condizioni di lavoro, incluse cui l’organizzazione del lavoro e le condizioni ambientali.

 

Ugualmente, riaffermiamo il nostro impegno per promuovere l’eguaglianza di genere e la partecipazione delle donne per quanto attiene all’accesso al lavoro, agli avanzamenti di carriera, alle remunerazioni e, più in generale, alla riconciliazione della vita professionale e della vita familiare. Siamo, inoltre, d’accordo per promuovere e sviluppare politiche che permettano alle donne con responsabilità familiari di rimanere occupate o di rientrare nel mercato del lavoro, pure assicurando un bilanciamento tra famiglia e lavoro.

 

Promuovere la formazione continua: concentrarsi sui formandi adulti

Nell’economia della conoscenza non basta possedere una buona scolarità di base. La formazione deve estendersi per tutta la vita. Come  indicato nella Carta di Torino sull’ active ageing ,  i cittadini degli Stati membri del G8  debbono  abbandonare la nozione convenzionale  di un ciclo di vita  composto di  tre tappe fondamentali (gli studi, il lavoro  e la pensione),  per  adottare  un approccio  dinamico  rispetto al ciclo di vita,  dove l’apprendimento continuo, il perfezionamento delle competenze  e l’avanzamento professionale  sono intimamente legati.

 

Concentrarsi sulla formazione continua non è senza ripercussioni per le persone, i datori di lavoro e le istituzioni formative tradizionali. I sistemi di formazione si rivolgono ad un pubblico di discenti sempre più diversificato, in fasi diverse della vita e in luoghi diversi. Tali sistemi devono poter facilitare le numerose transizioni tra la formazione e  il lavoro, e meglio rispondere ai bisogni dei lavoratori in modo che questi possano realizzare i loro programmi di carriera.

Per quanto riguarda la manodopera di domani, le società devono assicurare che i bambini acquistino molto presto delle solide competenze di base. Per promuovere una transizione senza incidenti dalla scuola al mondo lavorativo, occorre che i giovani siano incoraggiati ad acquisire delle competenze lavorative pratiche o una formazione professionale. Ciò permetterà loro di costruire la loro carriera, nel mentre essi potranno acquisire più tardi le competenze di cui avranno bisogno. E’ anche importante che essi mantengano la motivazione ad apprendere per tutta la loro vita.

Quanto alla manodopera di oggi, i sistemi formativi devono essere adattati ai lavoratori adulti. Reiteriamo l’impegno adottato nella Carta di Colonia sull’acquisizione dei competenze da parte degli adulti, impegno che si traduce nel sostegno da parte delle amministrazioni pubbliche o degli imprenditori, che tiene conto dei bisogni delle famiglie e che prevede vere possibilità di perfezionamento professionale nel corso della vita. Inoltre, incoraggiamo vivamente l’adozione di politiche che abbiano come effetto l’innalzamento dei livelli di apprendimento degli adulti.

Riconosciamo la necessità di tener meglio conto dei diversi fattori che spingono alla formazione, in particolare tra i lavoratori adulti che non sono ben serviti dai sistemi esistenti - i disoccupati, le persone poco qualificate, i lavoratori part-time e i lavoratori occasionali, o in generale occupati con forme contrattuali non tradizionali – e che occorre adottare efficaci incentivi. Possiamo esplorare i modi per incoraggiare meglio le persone e le famiglie ad investire su se stesse attraverso la formazione continua.

Concordiamo di favorire le innovazioni in materia di apprendimento, per esempio la formazione elettronica, che hanno il potenziale per trasformare e migliorare l’accesso alla formazione, e per fornire nuovi strumenti per gli approcci formativi basati sul discente.

Crediamo che i Governi non possano da soli affrontare le sfide dell’apprendimento. Per assicurare l’accesso alle opportunità di formazione ed apprendimento, e ad  opportunità di formazione ed apprendimento di qualità, è essenziale stabilire un fruttuoso e concertato partenariato che riunisca tutti i vari livelli di governo, i sindacati, le imprese, le collettività, le istituzioni formative, le famiglie e le persone. Quindi, a breve termine:

·        i governi, che devono ripensare i loro sistemi di incentivi finanziari a favore dei formandi, in particolare in funzione delle molteplici transizioni che caratterizzano il ciclo di vita;

·        le persone devono investire in se stesse, poiché il perfezionamento professionale può contribuire ad accrescere il reddito e condurre a lavori più sicuri;

·        i datori di lavoro, che devono accrescere l’investimento nel miglioramento delle competenze professionali dei propri lavoratori, per diventare delle organizzazioni di formazione.

 

I datori di lavoro hanno molto da guadagnare nell’investimento nel perfezionamento professionale della manodopera, in termini di aumento della produttività e della capacità di innovazione. E’ per questo che dobbiamo rimuovere tutti gli ostacoli alla formazione sul posto di lavoro e incoraggiare i datori di lavoro a creare partenariati con i centri di formazione. Riconosciamo le difficoltà particolari che le piccole e medie imprese incontrano in relazione a queste questioni.

Investendo nel perfezionamento professionale della manodopera, le imprese promuovono la motivazione e la soddisfazione dei lavoratori e aumentano allo stesso tempo la propria efficienza e produttività. Tenuto conto della responsabilità sociale dell’impresa, gli imprenditori potranno, soprattutto, facilitare la formazione continua dei lavoratori che posseggono meno competenze o che sono più a rischio di marginalizzazione nel mercato del lavoro.

 

Invitiamo tutti i partners ad unirsi a noi per promuovere il perfezionamento della manodopera e la formazione continua.

Accrescere le opportunità

Le politiche dei governi devono mirare ad accrescere le  opportunità di apprendimento e le opportunità che il mercato del lavoro offre a coloro che vi si trovano già e a coloro che hanno bisogno di sostegno per potervisi inserire.

Riconosciamo il ruolo particolare che il governo può giocare per ridurre gli ostacoli finanziari e strutturali alla formazione. Conveniamo di rivedere e instaurare, secondo i bisogni, meccanismi finanziari che appoggino la formazione continua.

Il Governo ha la responsabilità di raccogliere e disseminare le informazioni sul mercato del lavoro in maniera da indirizzare le decisioni in materia di formazione. Tali informazioni sul mercato del lavoro possono illustrare i vantaggi che derivano dalla formazione e favorire così la partecipazione delle persone e dei lavoratori. Grazie a tali informazioni, e all’orientamento professionale, gli utenti della formazione possono anticipare e rispondere alle esigenze di nuove competenze e alle attese degli imprenditori, rispondendo così alle questioni relative alla domanda e all’offerta di lavoro, e accelerando la flessibilità del mercato del lavoro. In questo senso, lo scambio a livello internazionale di fonti informative e di esperienze potranno aiutare i governi a meglio pianificare i bisogni futuri del mercato.

Il riconoscimento delle competenze e dei titoli favorisce l’utilizzazione ottimale delle risorse del mercato del lavoro, poiché permette ai lavoratori di mettere l’intero spettro di competenze acquisite o possedute al servizio di impieghi produttivi, e facilita l’accesso a nuove opportunità di occupazione e formazione.

Concordiamo di continuare i nostri sforzi allo scopo di instaurare dei meccanismi trasparenti di valutazione e riconoscimento dei titoli e delle competenze, ivi compreso l’accreditamento della formazione precedente – che sia stata ottenuta in modo formale o informale, o ancora se in patria o all’estero. L’abilità a svolgere il lavoro nel contesto del mercato del lavoro di riferimento costituisce il principale elemento di cui tener conto. La valutazione potrà cercare di verificare le competenze non tecniche richieste dall’economia della conoscenza, come l’adattabilità, la capacità di risolvere i problemi, e la creatività. Occorre concentrarsi sull’elaborazione di metodi che permettano di valutare in modo più efficace l’acquisizione di competenze in un quadro informale.

Riconosciamo l’utile contributo alla nostra discussione fornito dall’OCSE e dall’OIL, e li invitiamo a collaborare nei settori del riconoscimento dei titoli e delle competenze, e della formazione continua, ed a diffondere le informazioni di cui al paragrafo 25.

Sommario e conclusioni

E’ essenziale  disporre di un maggior numero  di persone che occupano un impiego produttivo per poter  far fronte alle grandi sfide del  21° secolo:  sradicare la povertà, fornire le risposte necessarie al cambiamento demografico in atto e far progredire l’economia e la  società fondate  sulla conoscenza.

E’ solo promovendo le possibilità di lavoro e l’interesse che esse rappresentano, aumentando l’investimento nella formazione e nel perfezionamento delle competenze, prevedendo  adeguati incentivi finanziari e favorendo l’equilibrio tra responsabilità professionali e responsabilità familiari, che il “lavoro per tutti” potrà diventare una realtà.

L’investimento nel perfezionamento delle competenze  dei lavoratori e l’apprendimento continuo è indispensabile allo sviluppo economico e sociale. Per  dare dei frutti, ogni strategia di perfezionamento professionale deve tener conto  degli obiettivi economici e sociali a breve e lungo termine.

 

Raccogliere le sfide in materia di apprendimento  esige degli sforzi concertati  da parte dei governi, dei datori di lavoro, delle strutture di insegnamento e di formazione, dei sindacati e  delle persone, ma  anche  di  partenariati  tra le  parti.

Occorrerà quindi prioritariamente:

-         aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e promuovere l’inclusione  sociale  prendendo  misure attive  che mirino a integrare  nel mercato del lavoro  le persone attualmente senza  lavoro e a permettere loro di restare in servizio;

-         promuovere l’apprendimento continuo  facendo appello ai datori di lavoro, ai governi e  alle singole persone, mettendo l’accento sulla formazione degli adulti;

-         ridurre le barriere finanziarie e strutturali al fine di accrescere le  possibilità,  particolarmente  grazie  alla diffusione dell’informazione sul mercato  del lavoro  e al riconoscimento dei titoli.

Salutiamo l’offerta della Germania di organizzare il prossimo incontro dei Ministri del lavoro e dell’occupazione  dei G-8 nel 2003.

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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