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Seminario enti locali: il nuovo Ccnl e le incognite sulla contrattazione

Il CCNL autonomie locali per la prima volta è oggetto di circolari e interpretazioni Aran che fissano regole nella stessa contrattazione decentrata impegnando gli Enti al rispetto di indirizzi che penalizzano lo steso potere di contrattazione delle rsu.

Analizziamo brevemente le principali contraddizioni di questo CCnl

Gli aumenti sono calcolati sull’inflazione programmata che è la metà di quella reale (in linea con l’accordo del 2002); se prima l’Ente cosiddetto virtuoso poteva incrementare il fondo del salario accessorio, oggi tutto ciò non è più possibile.

Le materie oggetto di concertazione rimangono le stesse ma non esiste alcun margine reale perché scelte unilaterali delle Amministrazioni in tema di orari di servizio, calendari scolastici, mobilità interna e processi occupazionali siano oggettivamente modificabili 8ricordiamo che il dlsgs 29 preveda la abrogazione delle ricognizioni di organico che diventano da allora di competenza delle sole Amministrazioni e non oggetto di confronto e men che mai di trattaiva. Il ricorso alla concertazione e il fissare gli incontri non oltre il quarto giorno dalla richiesta formale accelerano solo formalmente il confronto tra l’Amministrazione e la parte sindacale perché nei fatti una semplice comunicazione equivale ad adempiere ad atti privi di sostanza; l’Amministrazione comunica le proprie intenzioni e poi va avanti per la sua strada.

Lo strumento della concertazione palesa tutti i limiti più volte denunciati; le dotazioni organiche non sono oggetto di trattativa e in questo modo i carichi di lavoro sono distribuiti secondo le esigenze delle Direzioni e in linea con gli indirizzi presenti nel programma di mandato del Sindaco che diventa una sorta di imperativo categorico per la parte amministrativa.

Adempiere agli obblighi formali e aprire una fase di confronto non impegna l’Amministrazione a rispettare il punto di vista sindacale e a modificare alcune scelte

Sulla composizione del fondo del salario accessorio il solo elemento positivo è rappresentato dal conglobamento della identità integrativa speciale dentro lo stipendio tabellare. Il fondo sarà suddiviso in due parti per discernere le risorse stabili e certe da quelle variabili che cambiano di anno in anno

La prima battagli è quella di mettere all’interno delle risorse stabili tutte le voci contrattualmente possibili, ma sappiamo che le stesse sono incrementabili solo attraverso il contratto nazionale o attraverso gli incrementi della dotazione organica; ora se gli Enti non assumono e se il CCNl è al ribasso , a subirne le conseguenze negative sono proprio le risorse stabili del fondo del salario accessorio.

Mancano poi gli strumenti per verificare i cosiddetti risparmi di spesa visto e considerato che non c’è possibilità alcuna di indirizzare alcune scelte in una direzione differente da quella deliberata in sede di Giunta (come è possibile dimostrare risparmi di gestione quando non si riesce neppure s far passare un diverso utilizzo delle risorse ?)

Una nostra rivendicazione deve essere quella di diminuire il numero dei Dirigenti (con effetti benefici sul fondo) ma l’ultimo ccnl scaricando gli oneri delle Posizioni organizzative sul fondo hanno ipotecato una parte non piccola dei soldi destinati alla contrattazione decentrata. Nonostante gli impegni assunti, dopo le rivendicazioni del sindacalismo di base e di gran parte dei lavoratori, i sindacati Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto nel CCNl enti locali il ricorso al Fondo per il pagamento delle Po che ricordiamo sono, nel numero e nell’importo, determinate solo dalla Segreteria Generale. In questo modo non solo si saccheggia Il fondo per pagare figure semidirigenziali ma a discapito della maggioranza dei lavoratori avvengono i processi di costruzione della area quadri e sena alcun onere per le Amministrazioni. In questo modo crescono le sperequazioni salariali nell’ente e soprattutto le decisioni arbitrarie che annullano molti dei poteri sindacali in fase di contrattazione. Se le Amministrazione vogliono pagarsi le Po aggiungano Fondi loro

Nelle risorse variabili del fondo poi si possono aggiungere le somme derivanti dall’art 43 della legge 449\1997 , ossia le sponsorizzazioni, le collaborazioni con pubblici e privati, le varie convenzioni ma anche le prestazioni che le Amministrazioni hanno deciso di far pagare al cittadino , prestazioni non facenti parte dei servizi pubblici essenziali o a garanzia di fondamentali diritti. L’amministrazione può quindi far pagare prestazioni fino ad oggi gratuite e chiedere sponsorizzazione con risparmi di spesa da reinvestire nel fondo del salario accessorio. Su questo punto sono necessarie alcune considerazioni: le richieste dei lavoratori non debbono andare nella direzione di scaricare sulla cittadinanza i mancati finanziamenti statali agli enti locali, le sponsorizzazioni non debbono a loro volta avere carattere lucrativo, piuttosto possiamo pensare a servizi da costruire in sinergia con altri enti per valorizzare le competenze e gli strumenti degli uni e degli altri e per risparmiare soldi che in caso contrario sarebbero pagati a soggetti privati ed esternalizzati.

Ma questo nostro excursus dimostra che particolarmente tortuosa è la strada che porta a risorse variabili da aggiungere al fondo come anche i risparmi derivanti dal minor ricorso allo straordinario in enti dove le carenze di organico sono ormai congenite e inevitabile diventa, per la continua richiesta di servizi aggiuntivi, il ricorso a lavoro aggiuntivo.

Per concludere, scaricando le Po sul fondo e non vincolando le amministrazioni ad una valutazione delle dotazioni organiche si è progressivamente svuotata la contrattazione decentrata e lo stesso potere delle rsu.

Abbiamo prima parlato di forti sperequazioni salariali; si veda a tal riguardo la differenza tra le indennità per particolari responsabilità, previsti all’art 36 del nuovo ccnl e i compensi per le alte professionalità previsti all’art 10.

Le prime non arrivano a 1000 euro lorde e alle indennità esistenti ne viene aggiunta una dell’importo di 300 euro annui per personale di categoria b, c,d con qualifiche di ufficiale di stato civile e anagrafe ed ufficio elettorale, archivisti informatici, messi notificatori e personale di protezione civile.

La tendenza dell’Aran a non cumulare più indennità potrebbe , solo a parole, andare nella direzione di una equa distribuzione dei carichi lavorativi e delle responsabilità.

Il meccanismo seguito è finalizzato a dividere i lavoratori appartenenti alle qualifiche medio basse andando invece a salvaguardare un’area della vicedirigenza; tra i lavoratori della fascia b e c poi l’appartenenza ad alcune qualifiche determina un trattamento migliore, in termini retributivi, rispetto ad altri.

Queste forme discriminanti sono create dal Contratto che avrebbe invece dovuto operare in un’altra ottica, ossia favorire il passaggio a livello superiore di figure ritenute importanti (senza nulla togliere agli altri) senza gravare sul fondo del salario accessorio di tutti\e. La vera insidia rappresentata dall’ultimo contratto è costituito dal fatto che il CCNl prevede alcune indennità da pagare solo con il salario accessorio lasciando inalterati i profili professionali e l’inquadramento, al ribasso, di molti lavoratori. Da parte nostra invece pensiamo che sarebbe più giusto prevedere avanzamenti di carriera per alcune figure e per altre un riequilibrio economico all’interno della distribuzione del salario accessorio. Laddove il ricorso allo straordinario diventa strutturale poi servono alcuni principi come la possibilità, per esigenze di carattere straordinario, di assumere nuovo personale e prevedere per figure sulle quali gravano carichi di lavoro aggiuntivi un inquadramento in fascia superiore (le sole modifiche del sistema di classificazione hanno riguardato le alte professionalità rimandano comunque ad una commissione paritetica sul sietma classificatorio che avrebbe dovuto essere operativa a partire dal 1\1\2004 ma di cui niente si sa)) cercando nello stesso tempo di limitare fortemente il ricorso allo straordinario, non con progetti Dirigenziali, ma attraverso una riorganizzazione della macchina comunale che tenga conto delle reali necessità e dei carichi lavorativi.

Quanto poi alla tendenza a non cumulare indennità, pensiamo che se questo criterio va nella direzione di una distribuzione equa potrebbe essere una posizione condivisibile, ma conoscendo il reale andamento delle cose pensiamo invece ad un meccanismo di indebolimento del salario accessorio delle fasce medio basse dietro ad un presunto egualitarismo e soprattutto lasciando inalterati i salari e le retribuzioni di Dirigenti e PO.

Il nuovo ccnl prevede poi il ripristino di meccanismi valutativi da parte dirigenziale per erogare i compensi della produttività, una decisione ribadita nell’ultimo ccnl e tale da distruggere molti accordi di miglior favore decisi dalle rsu nella contrattazione decentrata, Ora il criterio di valutazione è oggetto di confronto con le OOSS e la Rsu ma la produttività che poi è parte non piccola della contrattazione decentrata non può essere nelel mani della valutazione dirigenziale. Su questo punto i margini di azione sono ridotti al minimo anche da recenti circolari Aran, tuttavia pensiamo che il sistema permanente di valutazione debba tenere conto di indicatori oggi omessi come i carichi di lavoro, le mansioni superiori svolte e occultate, i carichi di lavoro, le condizioni ambientali, lo stress psico fisico e in ogni caso stabilire criteri generali per i quali solo in presenza di

Casi limite la produttività non sia erogabile. Un criterio di valutazione dirigenziale non è la condizione migliore per trattare i compensi della produttività (che a nostro avviso debbono essere mensilizzati)

Una trattazione a parte merita poi il nuovo codice di disciplina e gli obblighi contrattuali del dipendente (i doveri diventano obblighi!), codice su cui i sindacati confederali non hanno ritenuto opportuno intervenire con alcune modifiche sostanziali; vorremmo ricordare che i codici etici introdotti in molte aziende e il nuovo codice disciplinare tendono a piegare la stessa volontà della forza lavoro ai dettami aziendali e annullano alcuni atteggiamenti critici che possono essere bollati, in perfetto stile del ventennio, come disfattisti e controproducenti per l’azienda o l’ente che sia, Come minomo sarebbe opportuna una riflessione di carattere culturale.

Ultimo accenno sulla cirolare Aran (reperibile sul sito www.aranagenzia.it ) sui poteri della rsu nella fase di contrattazione; se ai sindacati provinciali è data la possibilità di sedere in piena autonomia ai tavoli delle trattative, le varie sigle sindacali presenti nella rsu non godono delle medesime opportunità; di conseguenza se per un sindacato firmatario di contratto ed ergo maggiormente rappresentativo sarà possibile sedersi ai tavoli a prescindere dalla sua rappresentanza all’interno nell’Ente (può anche non essere rappresentato) , sigle non rappresentative ma con ampi consensi nelle elezioni delle rsu potranno anche scomparire dalla contrattazione e in ogni caso la loro posizione non potrà essere ammessa: Gli stessi delegati rsu di ooss non firmatarie dovranno comparire solo nella veste unitaria del soggetto rsu.

Una circolare che certamente riproduce la volontà dei sindacati confederali e annulla i pochi residui di democrazia sindacale

A cura del cobas comune di pisa

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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