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Prove di privatizzazione del pubblico impiego. Il “modello Venezia”

 

Il patron di Umana, principale società italiana di somministrazione di lavoro interinale, nonché Sindaco di Venezia, ha iniziato la sua “rivoluzione”. Sopravanzando il processo di esternalizzazione dei servizi pubblici, sta preparando il terreno per una più ampia e diffusa “privatizzazione” dello stesso lavoro nel pubblico, applicando i principi ispiratori del lavoro precarizzato e flessibile che hanno animato il jobs act.

 

Entrare nell’atrio del palazzo comunale di Ca’ Farsetti a Rialto dà subito la percezione che qualcosa sia cambiato dopo l’insediamento della Giunta Brugnaro a maggio 2015. Regna un silenzio di tomba, tutto è asettico e stranamente “ordinato”; è sparita la grande bacheca dove non solo le organizzazioni sindacali lasciavano i loro comunicati, ma anche le associazioni del territorio e gli uffici stessi del Comune pubblicizzavano le loro iniziative di interesse pubblico. Perché Ca’ Farsetti era la Casa comunale, la Casa di tutti e tutte. E c’era sempre un gran viavai. Ora, soprattutto in occasione dei Consigli comunali, è sempre ben presidiato dalla polizia municipale, l’unico settore del Comune che, con il nuovo Piano occupazionale vedrà un aumento di organico. Gli addetti alla “sicurezza”, non solo sono stati costretti ad armarsi, nonostante il tentativo di obiezione di coscienza di molti operatori, ma, secondo il nuovo Regolamento della PM, dovranno essere ben selezionati, seguendo standard fisici e prestazionali rispondenti allo stereotipo dei migliori film polizieschi.

La rivoluzione della Giunta Brugnaro inizia proprio da qui. Da una parte fare passare l’idea che i problemi della città si possano risolvere con ordine, sicurezza e “lotta al degrado”; dall’altra che la causa principale dei malfunzionamenti dell’amministrazione siano causati dai dipendenti pubblici “fannulloni” e da una macchina amministrativa da cambiare. Cambiamenti certo necessari e auspicabili, ma in quale direzione? Il Sindaco, patron di Umana, una delle più grandi società di lavoro interinale d’Italia, ha un’idea ben precisa del lavoro: deve essere de-professionalizzato, interscambiabile, flessibile, precario, ricattabile e a basso costo. E l’organizzazione interna deve prevedere una solida “catena di comando”, ovviamente in mano sua. E’ forse per questo che vede nei sindacati meno accondiscendenti un odioso ostacolo. Perché, nel bene e nel male, riescono ancora ad organizzare i lavoratori e le lavoratrici, a farli uscire dall’isolamento e a contestare il suo pensiero, che li vorrebbe succubi e in competizione tra loro. Un vero “paròn”. Ed è così che tratta i 3000 dipendenti comunali, come se fossero tutti al servizio suo e non dei cittadini, adottando la leva del ricatto degli ordini di servizio, dei trasferimenti o dei demansionamenti alla dirigenza, o ad esempio legando l’erogazione di incentivi alla presentazione delle migliori “idee vincenti”, come se il lavoro e la professionalità fossero un gioco a premi.

Con il nuovo Piano di riorganizzazione dell’ente la rivoluzione è stata quasi totale: interi servizi sono stati azzerati (fra questi il centro pace), altri fortemente depotenziati (come il sistema del decentramento delle Municipalità), altri messi in stand by o in condizioni di non potere lavorare adeguatamente (come tutti i servizi sociali compresi quelli di base obbligatori per legge, come la tutela ai minori, l’assistenza agli anziani e ai disabili o l’erogazione dei contributi), altri ancora smontati pezzo pezzo (come la Direzione Ambiente o la Direzione Mobilità). Di conseguenza sono stati spostati uffici, personale e dirigenti, indipendentemente dalle competenze e dall’esperienza acquisita. Succede quindi che una dirigente del patrimonio finisca alle politiche sociali, una esperta di mobilità alla pubblica istruzione, un addetto alla politiche giovanili all’assistenza agli anziani, un’impiegata dell’anagrafe a fare la maestra d’infanzia per sostituire i precari degli asili nido. Ricollocazioni avvenute secondo una logica che non punta al miglioramento della qualità dei servizi e all’aumento dell’efficienza, ma sottende a una visione dell’Amministrazione comunale, e quindi dei suoi lavoratori, come mera erogatrice di un servizio informazioni generalista, espletamento di pratiche burocratiche e funzione di controllo e non anche come soggetto attuatore di politiche e strategie di tutela del territorio, di animatore della comunità, di pratiche di partecipazione, di promotore culturale, di progettualità per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

Viene da sé che la riduzione e lo spostamento, a volte coatto, del personale sta creando problemi e disservizi tali da indurre facilmente il cittadino a ricorrere all’alternativa “privata” (caso emblematico gli asili comunali).

Per giustificare, o mascherare, il processo di depauperamento dei servizi pubblici, è venuto facile al Sindaco cavalcare la campagna denigratoria del lavoro pubblico, di brunettiana memoria, attuata a livello nazionale. Sapendo su questo di fare presa sui cittadini, è proprio con i dipendenti che si è accanito, senza risparmiare frustrazioni e pubbliche umiliazioni. A partire dai soggetti più deboli, i 119 precari tutti lasciati a casa alla scadenza del contratto a dicembre 2016 (assistenti sociali, maestre di asilo nido e materna, addetti agli sportelli anagrafe e protocollo, amministrativi e tecnici di vari uffici), senza curarsi né dei servizi lasciati sguarniti né del loro destino. Un cinismo cui il Sindaco è avvezzo, visto che è proprio sullo sfruttamento del lavoro che ha fatto la sua fortuna di imprenditore.

Intanto si legge sul sito di Umana, con il motto “l’affidabilità del privato nella PA”, di una nuova “area specialistica” dedicata alle amministrazione pubbliche, che offre “soluzioni flessibili in grado di rispondere ad una ampia gamma di esigenze: dalla somministrazione di lavoro a tempo determinato alla formazione e aggiornamento professionale delle risorse interne, dalla gestione dei progetti, alle pratiche di procedure di gara”, tutto ovviamente “in coerenza con i principi di contenimento dei costi del pubblico impiego”. Nuovo lavoro precario in arrivo, dunque, ma stavolta un esercito silente e ubbidiente, direttamente arruolato dalla ditta del Sindaco.

Oltre la progressiva privatizzazione dei servizi pubblici, ora è il sistema dei servizi esternalizzati che si appropria del potere esternalizzatore. Non il lavoro “per la” pubblica amministrazione ma direttamente “nella” pubblica amministrazione. E’ forse questa la nuova gallina dalle uova d’oro che ha affinato il naso dell’imprenditore Brugnaro?

Dopo il sistema corruttivo del MOSE, è ancora Venezia a precorrere tutti i tempi, sperimentando la nuova frontiera della demolizione del sistema pubblico e dell’abbattimento dell’ultimo baluardo che aveva finora protetto il pubblico impiego dalla logica della assoluta precarietà e ricattabilità che ha animato il jobs act. Un modello, quello di Venezia, che può diventare un pericoloso precedente, con buona pace non solo dei lavoratori, ma anche dei cittadini che dovranno per sempre rinunciare a un servizio pubblico gratuito e di qualità, per tutti e tutte.

13 febbraio 2017

Cobas Pubblico Impiego

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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