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Piattaformaentilocali

Non c’è solo l’art 18. La concertazione colpisce ancora i lavoratori. L’esempio degli enti locali
Scheda critica a cura della Confederazione cobas pisa

La piattaforma di Cgil Cisl Uil sul CCNL enti locali 2002\2005 accetta le privatizzazioni dei servizi e assegna le responsabilità dei mancati finanziamenti agli enti locali all’ultima Legge Finanziaria. Ma i tagli si trascinano dai primi anni novanta e un sindacato conflittuale non può accettare passivamente le politiche degli ultimi anni pensando poi di fare gli interessi dei lavoratori contrattando le mille lire. I Confederali dimenticano che l’Accordo siglato il 4 Febbraio non solo accoglie i contenuti della Finanziaria ma ribadisce le linee della legge 165 del Marzo 2001 che

  • Rende più difficile il riconoscimento delle mansioni superiori
  • ,diminuisce i diritti dei lavoratori e le prerogative sindacali
  • assegna sempre più potere ai Dirigenti e sempre meno spazio alla contrattazione decentrata con la quale fino ad oggi era possibile recuperare parte del potere di acquisto perduto con scellerati accordi nazionali

I FATTI

Non una lira si è vista dei fantomatici soldi promessi con l’accordo del 4 Febbraio, rimandati alla disponibilità economica della prossima Finanziaria. I Confederali accettano passivamente l’impianto delle autonomie locali costruito negli ultimi anni con aumento delle mansioni spettanti agli enti, riduzione di personale e sistematico ricorso a precariato, CO.CO.CO e esternalizzazione dei servizi senza alcun controllo da parte dell’ente e spese lievitate per la cittadinanza in termini di bilancio e di costi dei servizi.

Siamo concordi nel ribadire la centralità del CCNL nazionale contro invece la tendenza del Governo e del padronato a distruggere la centralità del contratto nazionale di categoria, per introdurre invece gabbie e forti differenziazioni salariali, a discapito della forza lavoro soprattutto nelle ragioni con più disoccupati e minore conflitto. Non basta ribadire la centralità della contrattazone nazionale quando si accettano le proposte del Governo; i CCNL vanno riempiti di contenuti forti e proposte credibili che non ravvisiamo invece nelle piattaforme Confederali degli ultimi venti anni “grazie” alle quali abbiamo perso sempre più spazi di contrattazione e potere di acquisto

Impianto

IL CCNl si snoderebbe ancora su due assi, quello della vigilanza e del personale educativo lasciando fuori tutti gli altri settori, di fatto accettando le privatizzazioni dei servizi che ha ripercussioni negative almeno su maestre di scuola e di asilo nido, sulle loro mansioni.

Sulla vigilanza è bene spendere alcune parole; il Governo da una parte vuole militarizzare i Vigili del Fuoco e nel frattempo cresce un uso arbitrario del vigile urbano, anche da Giunte amministrate dall’Ulivo, che niente ha da spartire con la sua funzione originaria al servizio della cittadinanza.

NOI crediamo che i servizi educativi privati debbano essere inquadrati con lo stesso contratto degli enti locali senza alcuna discriminazione salariale tra personale che opera fianco a fianco e con medesime mansioni

La frammentazione dei contratti , come avvenuto per gli IACP trasformati in enti pubblici economici (oggi CCNL Federcasa) e per il settore culturale e turistico (oggi CCNL Federculture), non è un elemento positivo ma negativo perché frammenta la categoria indebolendola e facendole perdere potere di contrattazione barattando con poche briciole la svendita del patrimonio pubblico e i processi di privatizzazione. IL sindacato deve saper guardare oltre la logica della (per altro scarsa) monetizzazione, soprattutto quando si perdono diritti e si arretra nelle conquiste fatte nel corso di decenni

IL CCNL se utilizzerà, come auspicano i Confederali, le risorse dell’accordo del 4 Febbraio introdurrà forti disuguaglianze tra i settori pubblici penalizzando tra l’altro gli enti locali che rappresentano una parte non secondaria dell’intero comparto

I veri privilegi accettati dai Confederali

E’ stato siglato mesi fa un contratto per la Dirigenza che limita fortemente la parte del salario accessorio dipendente dalla valutazione e dai risultati individuali proprio quando ai lavoratori e alle lavoratrici si chiede di accettare quote crescenti del salario accessorio dipendenti dalla valutazione del Dirigente . Si premiano i livelli alti a discapito degli altri, i privilegi accordati a chi già ora guadagna quattro volte in media lo stipendio medio di un dipendente pubblico non possono essere accettati soprattutto se pensiamo ai nostri stipendi fermi come potere di acquisto per tutti gli anni novanta. In questa piattaforma non c’è traccia di aumenti significativi per le fasce B e C di un salario accessorio non vincolato ai progetti obiettivi sui quali le Amministrazioni stanno costruendo l’erogazione dei servizi e l’organizzazione del lavoro

DIRITTI SINDACALI

Concordiamo di scaricare sugli enti gli oneri per il pagamento delle posizioni organizzative ma vogliamo essere ancora più radicali: a cosa servono queste posizioni in enti dove il rapporto tra dirigente –dipendenti è praticamente raddoppiato?

Per quanto riguarda invece i Diritti sindacali la sola proposta credibile è quella di respingere in toto la normativa che regola i permessi e l’agibilità del delegato rsu facendolo dipendere dalla cosiddetta funzionalità del servizio che poi è a discrezione del dirigente di settore. Con l’attuale normativa , voluta dai Confederali, non esiste alcuna libertà sindacale ma solo un uso discrezionale da parte dei Dirigenti di permessi che invece rispondono alla volontà di lavoratori e di lavoratrici. Si torni quindi non a chiedere ma a comunicare i permessi Rsu con l’impegno scritto delle Amministrazioni a sostituire i delegati in assemblea (oggi non sono sostituiti al fine di metterli contro colleghi\e!)

Classificazione e nuovi profili

La tendenza delle Amministrazioni è quella di cancellare molti profili per attingere dall’interinale, da cooperative e ditte esterne, oppure attraverso CO CO CO che incidono fortemente sui bilanci comunali.

Alcune sentenze della Cassazione e dei Tar gettano ombre sul sistema delle progressioni, non è chiara la piattaforma dei Confederali laddove dice che “ è necessario superare la divisione nelle categorie B e D e tutti gli elementi di rigidità ”, una frase sibillina dai molteplici significati. Si annullano le differenze per esempio tra ex quarti ed ex quinti livelli assegnando a tutti indistintamente le medesime mansioni e magari con retribuzione inferiore? Dov’è il riconoscimento delle mansioni superiori svolte in questi anni?

Negli enti si cerca di aumentare le mansioni spettanti ad alcuni livelli senza una vera riqualificazione e adeguata monetizzazione nell’ottica solo di ridurre il costo del personale ed evitare nuove assunzioni. Si disegna un ente dove solo figure di funzionariato e dirigenziali vengono assunte con una massa di precariato alle loro dipendenze.

La Piattaforma di Cgil Cisl Uil non solo evita di affrontare la situazione ma crede che il vecchio e contraddittorio strumento concertativo, quello che già ci ha regalato l’Accordo sul costo del Lavoro e lo scippo di scala mobile e pensioni su modello retributivo, possa aiutare a salvaguardare profili e stipendi. Questa illusione deride le aspettative di lavoratori e lavoratrici.

Si dicono ovvietà sulle offerte formative senza entrare nel merito di come queste sono organizzate, a cosa servano nei fatti e a cosa potrebbero essere invece funzionali in presenza di reali processi riorganizzativi. Non basta rivendicare l’1% delle spese per la formazione quando avviene solo in termini funzionali all’Immagine delle Amministrazioni e del nuovo e rafforzato connubio tra Dirigenza e classe politica che operano fianco a fianco nella svendita dei servizi e nell’attacco al personale e ai salari sotto la forma della riqualificazione-valutazione.

Si pensa a nuove figure professionali (per esempio Ufficiali di stato civile, attività di informazione) senza salvaguardare quelle vecchie che invece la privatizzazione vorrebbe rimuovere a discapito della qualità e della economicità dei servizi erogati

Appendice normativa

Sono violati gli accordi sul tetto massimo degli straordinari, esiste un abuso del lavoro domenicale e sui recuperi, un abuso clientelare della mobilità dall’esterno queste situazioni generalizzate all’interno degli enti necessitano di norme e di regole che non possono essere demandate alla sola contrattazione decentrata vista la tendenza della controparte a comunicare le scelte a fatti avvenuti

Siamo infine contrari alla previdenza complementare e allo scippo del TFR che spetta ai lavoratori senza alcuna speculazione finanziaria o di Borsa visto il crack dei Fondi pensione degli ultimi anni

Confederazione cobas Pisa

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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