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Infanz

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Notiziario COBAS Pubblico Impiego Pisa

aderente alla Confederazione COBAS

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La privatizzazione dei servizi scolastici e dell’istruzione riguarda non solo le scuole statali ma anche quelle dell’infanzia gestite dai Comuni.

E’ emblematico il caso del Comune di Firenze con la deliberazione G.C. n. 705 del 5 Agosto 2003BANDO PER L´ISTITUZIONE DELL´ELENCO DI SERVIZI EDUCATIVI PER BAMBINI DAI 12 AI 36 MESI PRESSO L´ABITAZIONE DELL´EDUCATORE con cui si procede alla istituzione dell´elenco di servizi educativi presso l´abitazione dell´educatore per bambini dai 12 ai 36 mesi.

I grandi comuni, siano essi governati dal Polo che dall’Ulivo, pensano di istituire asili a domicilio magari trasformando gli educatori in liberi professionisti, destinando “ad ogni bambino spazi non inferiori ai 4 metri quadri “ con gruppi massimo di 5 bambini tra i 12 ei 36 mesi di età” “ Possono accedere al servizio domiciliare i bambini residenti nel Comune di Firenze ed iscritti nelle graduatorie comunali dei servizi educativi per la prima infanzia. Possono accedere al servizio anche bambini residenti in altri comuni o non facenti parte della suddetta graduatoria qualora residuino posti disponibili e le risorse per l´accesso al servizio non siano a carico del Comune. “”Alle famiglie che intendono usufruire del servizio domiciliare viene erogato un contributo, sotto forma di buono servizio, la cui concessione e quantificazione è determinata dalla condizione economica delle stesse (sulla base dell´Indicatore della situazione Economica Equivalente) e dalle ore di fruizione del servizio. Il rapporto tra l´educatore domiciliare e la famiglia sarà regolato da apposito contratto in seguito alla stipula del quale l´Amministrazione procederà all´erogazione del contributo, sussistendone i presupposti.

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In questo modo non solo non si investe una lira nei servizi educativi ma si annulla ogni carattere formativo e pubblico dell’istruzione e dei servizi scolastici.

La stessa Legge quadro Regionale si ispira a finalità, negli interventi educativi per la prima infanzia, dove dominano i principi di flessibilità e di diversificazione delle offerte con ottimizzazione delle risorse che tradotte in linguaggio corrente significano proliferazione di servizi cosiddetti integrativi dove attività gioco e di semplice babysitteraggio si confondono con il carattere educativo e formativo dei nidi e delle materne

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La Gazzetta Ufficiale 198 del 27 agosto 2003 ha pubblicato i decreti che danno il via ai fondi per i nidi aziendali .

Le imprese e gli enti potranno quindi costruire presso i luoghi di lavoro asili usufruendo fino a 125 mila euro da restituire, al 50% in sette anni con tassi di interesse agevolatissimi e con la copertura di circa l’80% dei costi complessivi del progetto.

Mentre si tagliano i fondi destinati ai Comuni (perché non destinare le medesime agevolazioni e finanziamenti per potenziare ed ampliare i servizi già esistenti che hanno dato prova di affidabilità e di qualità tanto da essere oggetto di studio e di esempio per molti paesi esteri?) , alla sanità e alla educazione, la privatizzazione dei servizi scolastici e della prima infanzia diventa un business per aziende che magari potranno scaricare oneri fiscali e ammantarsi di una parvenza assistenziale mentre aumentano carichi di lavoro e riducono salari e spazi di democrazia sindacale.

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Dietro al rapporto bambini educatori si nasconde una realtà ben più complessa. L’Amministrazione Comunale di Pisa vuole ridurre il potere di contrattazione delle lavoratrici della scuola, aumentare il numero dei bambini presenti in ogni nido, scavalcare i RLS Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza e rinunciare alla costruzione di nuovi asili in luoghi idonei per riempire il più possibile quelli oggi esistenti. Nello stesso tempo non vengono riconosciuti i diritti al giusto inquadramento alle ausiliarie e alle aiuto cuoche nei nidi che a tutti gli effetti svolgono mansioni di cucina

L’Amministrazione Comunale di Pisa poi calpestando 15 anni di formazione e di sperimentazione tende ad equiparare atelier gioco e aree di parcheggio con nidi e servizi educativi comunali.

L’obiettivo reale non è quello condivisibile di abbattere le liste di attesa, infatti la disumanizzazione del rapporto di lavoro passa ormai dalla esternalizzazione dei servizi con il ricorso a cooperative che a lungo hanno inquadrato il personale al di fuori del contratto, con poche ore ed un salario da fame trasformando queste lavoratrici in manodopera usa e getta da sfruttare con massima flessibilità e massimo risparmio.

Non una parola viene spesa sull’iniquo bando di ammissione ai Nidi che taglia fuori le famiglie mono reddito.

Così si inganna l’opinione pubblica sul potenziamento di servizi, si barattano atelier gioco e babysitteraggio a caro (per le famiglie) prezzo con una offerta educativa di alta qualità, si limita infine l’autonomia oggi esistente nei singoli nidi per verticalizzare ruoli e funzioni tra le educatrici e in prospettiva rivedendo gli orari di servizio e le stesse turnazioni.

I COBAS hanno convocato, insieme alla CUB, all’USI e all’ADL Cobas, lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali.

Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle manifestazioni che si svolgeranno nelle principali città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi almeno quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

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Anche se a tutt'oggi non è stato firmato il decreto che proroga il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici non c'è da sperare in una ripresa della contrattazione nazionale, considerato che manca completamente la copertura finanziaria. Scatta quindi da aprile la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale?
Dal punto di vista prettamente giuridico SI, eppure con il Dl 98/2011 il legislatore ha demandato all'emanazione di uno o più regolamenti per la proroga fino al 31/12/2014 di tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della PA oltre che per la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale.
Tirando le fila quindi, allo stato attuale non ci sono norme che vietano la corresponsione dell'indennità nello stipendio di aprile, eppure si paventa l'ipotesi dell'emanazione del regolamento in questione oltre la data di chiusura degli stipendi, con la conseguenza di dover recuperare nello stipendio di maggio le somme liquidate.

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