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Con la Circolare n. 1 pubblicata due giorni fa sul sito dell'ARAN sono confermate le elezioni RSU 2022 nelle giornate del 5, 6 e 7 aprile 2022 (sempre che il governo non intervenga nei prossimi giorni per decretarne lo spostamento).
È quindi confermato il calendario elettorale : per la raccolta firme e la presentazione della lista con i candidati c'è tempo fino al 25 febbraio 2022 .
Nell'articolo i moduli ufficiali da scaricare, le tempistiche e il vademecum con le procedure dettagliate per presentare la lista COBAS Pubblico Impiego nel tuo Ente.

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Il 7 dicembre 2021 è stato sottoscritto il Protocollo per la definizione del calendario delle votazioni per il rinnovo delle RSU del personale dei comparti del 7 dicembre 2021 , con la definitiva calendarizzazione della procedura elettorale:
dopo il rinvio dello scorso anno, le elezioni dovrebbero svolgersi presso le Amministrazioni del Pubblico Impiego nei giorni 5-6-7 aprile 2022 .
Usiamo però ancora il condizionale poiché il 13 gennaio si è svolta presso l'ARAN la ricognizione volta a monitorare la situazione pandemica in rapporto all’avvio delle procedure elettorali e la decisione definitiva è stata rinviata ad una nuova riunione che si terrà sempre a Roma martedì 18 gennaio .
Vi terremo aggiornati non appena avremo novità.

PS: comunque, è già disponibile tutta la documentazione e il vademecum per presentare le liste: se sei interessat* scrivi a pubblicoimpiego@cobas.it

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Davvero una giornata di grande soddisfazione per noi e per centinaia di migliaia di lavoratori/trici che hanno scioperato, e in particolare per le decine di migliaia di essi/e che hanno manifestato in almeno 30 città: l'unità dei COBAS e di tutto il sindacalismo di base e conflittuale ha pagato, convincendo a mobilitarsi lavoratori/trici non appartenenti a nessuna organizzazione ma attratti da questa positiva unità. E la stessa attrazione abbiamo esercitato verso settori studenteschi e giovanili, a partire dall'ambientalismo e dal climatismo. Particolarmente rilevanti i numeri delle manifestazioni di Roma e Firenze (circa 10 mila presenze in entrambe le città) ma anche quelle di Torino, Napoli, Bologna e Milano con 5 mila manifestanti, seguite da Palermo, Catania, Trieste, Cagliari, Padova e tante altre. In tutte le piazze e nei cortei si è levata la protesta contro le politiche economiche e sociali del governo Draghi e sul tentativo di far credere che la vaccinazione di massa, pur utile e necessaria (ma senza imporla di fatto come obbligatoria per tutti/e), sia sufficiente a far sparire la pandemia se tale importante intervento vaccinale non è accompagnato dai provvedimenti che come COBAS e sindacalismo conflittuale rivendichiamo fin dall'inizio della pandemia.

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A Roma corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Nel corso della pandemia l’Unione Europea é passata da politiche restrittive a politiche espansive. Il Recovery Fund con l’emissione di Eurobond ha avviato una politica economica incentrata sulla spesa pubblica in deficit, in controtendenza rispetto alla fase dell’”austerità”. Tale svolta va resa strutturale, a partire dalla cancellazione del debito pubblico detenuto dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali, che per l’Italia ammonta al 20% del debito complessivo. Ma il PNRR italiano e degli altri paesi non costituisce invece una svolta nell’uso pubblico e sociale dell’ingente massa di denaro. Con lo sciopero generale dell’11 ottobre i COBAS puntano ad una radicale inversione di tendenza in tale uso, rivendicando:

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La Confederazione Cobas esprime netta condanna dell'attacco fascista verificatosi a Roma sabato 9 ottobre alla sede nazionale della CGIL nel corso di una manifestazione contro il Green Pass. Un fatto gravissimo, accompagnato dal fatto inaudito che la manifestazione possa aver raggiunto indisturbata la sede della CGIL sotto gli occhi e con la complicità delle forze dell'ordine.

Quanto successo a Roma non è riducibile a pochi facinorosi fascisti che hanno "violentato" la manifestazione contro il Green Pass. Il diritto alla libertà vaccinale e quanto ognuno possa legittimamente pensare sull'imposizione del green pass sui luoghi di lavoro non possono far tacere il fatto che le organizzazioni fasciste e sovraniste stanno cercando di esercitare una obiettiva egemonia sul movimento contro il green pass sceso nelle piazze in questi ultimi mesi, né che una parte significativa presente in queste piazze non ha vissuto quale corpi estranei i gruppi fascisti sempre presenti nelle manifestazioni e che ieri si sono resi protagonisti dell'attacco alla sede della Cgil.

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Il COVID-19, oltre i lutti e le sofferenze, ha portato allo scoperto problematiche troppo a lungo ignorate. Ha evidenziato l’alto tasso di precarizzazione del lavoro e le disuguaglianze sociali in una prospettiva preclusa al miglioramento occupazionale ed economico; siamo di fronte all’incremento del lavoro sommerso, che, specialmente al Sud, costituisce in negativo un ammortizzatore sociale determinante per la sopravvivenza di qualche milione di persone, come anche il fabbisogno di manodopera in agricoltura, di colf e badanti, quasi totalmente ricoperto da migranti o da donne dell’Est-europeo. Inoltre, la farraginosità di una burocrazia troppo invasiva, ancora una volta rischia di depotenziare i provvedimenti governativi, ancorchè discutibili, a sostegno di chi il reddito lo ha perso.

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La diffusione del COVID-19 con migliaia morti nel mondo e innumerevoli positivi in 114 paesi, con oltre 12 mila contagiati ed oltre 800 decessi ad oggi sul territorio nazionale, è ormai stata dichiarata come pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale prefigura purtroppo un’estensione ancora più dirompente.

Di fronte a questi allarmanti livelli di diffusione i provvedimenti messi in campo dal governo Conte col DPCM dell'8 marzo e quello successivo avrebbero dovuto dare una indicazione forte e una spinta alle varie amministrazioni ed enti pubblici ad attuare tutti quegli strumenti e quelle misure da adottare a salvaguardia e a tutela della salute dei lavoratori.

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Come COBAS, non siamo interessati a entrare nelle tifoserie pro e anti Draghi, perché qualsiasi governo va giudicato per quello che fa e lo stesso faremo con il governo Draghi, pur consci che l’attuale Presidente del Consiglio èpur sempre uomo del sistema capitalistico.
Viste le premesse, non sopporteremo nuovi tagli (anche se la nomina di Brunetta non promette bene) ma pretendiamo investimenti nella P.A., che deve essere considerata un bene pubblico , al servizio della società e non un accessorio al servizio dell'impresa privata
Ecco cosa chiediamo come Federazione Cobas Pubblico Impiego.

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La nomina di Renato Brunetta rappresenta un pessimo segnale politico.
Solamente chi non conosce o preferisce ignorare lo stato in cui versa la pubblica amministrazione potrebbe avallare una scelta così esiziale, soprattutto se si considera il fatto che la revisione della macchina pubblica è una delle precondizioni per ottenere i miliardi del Recovery Plan.

Il governo Conte-bis si è dissolto in tempi rapidissimi. A sostituirlo, Mattarella ha chiamato il “salvatore della Patria” Mario Draghi, per ripetere l’exploit del salvataggio dell’euro con il suo “whatever it takes”. Tutti i poteri del Paese gli hanno reso omaggio: ma l’incoronazione a “sovrano" sarà duratura o la "luna di miele" svanirà davanti alle prime decisioni serie? Certo, questo Draghi non è quello che nel 2011 intimava a Berlusconi durissima austerità e tagli, provocandone la sostituzione con il tecnocrate “lacrime e sangue” Mario Monti.

I rinnovi contrattuali del Pubblico Impiego sono stati presentati come una conquista da festeggiare, dopo anni di blocco che hanno penalizzato in maniera pesante il reddito (e il calcolo pensionistico) di milioni di lavoratori.

Come nelle vicende degli ultimi anni, con contratti siglati ad agosto o sotto Natale, anche quello delle Funzioni Centrali, contratto che riguarda il personale dei Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non Economici ed altri, è rientrato in questa perversa tradizione di essere sottoscritto in un periodo dormiente o festaiolo, anzi addirittura di notte.

Con l’aggiunta della sua lungimirante funzione di “calmierare” gli animi con un piatto di lenticchie di pochi euro, in vista delle prossime elezioni politiche di marzo 2018.

Questo contratto, che farà da apripista a tutti gli altri del pubblico impiego, è scaduto addirittura a dicembre 2009 ed è stato rinnovato con decorrenza 2016 – 2018 ovvero con un buco di ben 6 anni (da gennaio 2010 a gennaio 2016), senza arretrati economici e “benefici” contrattuali per quel periodo, quando invece i lavoratori hanno perso migliaia di euro di mancato recupero salariale.

Venerdì 13 novembre SCIOPERO per la difesa della salute e la sicurezza sul posto di lavoro

Tutti i nodi vengono al pettine.
E di nodi la sanità italiana ne ha accumulati tanti in questi ultimi decenni.

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Con l’avvento del Covid, si sono accentuate drammaticamente le carenze di medici, infermieri e posti letto causate dai tagli della spesa pubblica negli ultimi decenni.

A 4 mesi dall'insorgenza del COVID, le riflessioni e le prime conclusioni sul duro impatto che la pandemia ha avuto sul SSN.

Cinque mesi di apparente calma non sono bastati per organizzare un piano di assunzioni per assicurare l'assistenza ed il rispetto dei parametri LEA in tutte le divisioni.

La Regione Toscana dice no alla richiesta dei sindacati di base per la creazione di un fondo di risarcimento COVID per i lavoratori della Sanità

La Confederazione Cobas Puglia apprende con molta amarezza e stigmatizza fermamente il comportamento di alcune Organizzazioni Sindacali, che in quest’ultimo periodo perseverano nell’alimentare una vera e propria guerra tra poveri