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Protocolloiniziofebbraio

100 €URO AL MESE? ASPETTA E SPERA…

Nella notte del 4 febbraio Governo e CGIL-CISL-UIL hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa su cui occorre fare la massima chiarezza.

  • Campo d’applicazione. Il Protocollo d’intesa definisce la cornice finanziaria dei futuri contratti del settore pubblico (stagione negoziale 2002-2005 che riguarda oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori e lavoratrici), prendendo come riferimento l’accordo del 23 luglio 1993 (quello, disastroso, che conprimeva i salari per salvare l’occupazione … e si è visto come è andata!). Per ogni comparto contrattuale è previsto un incremento del 5.56% LORDO, MEDIO, COMPLESSIVO, a regime (scaglionato su due anni). Ma questi soldi, non andranno a tutti, perché verranno “prevalentemente destinati alla incentivazione della produttività dei dipendenti”. Per cui non è garantito neppure il recupero della cosiddetta inflazione programmata (già decurtata dal fatto di averchiesto il 6% e aver ottenuto il 5.56%), in quanto, parte dell’incremento non andrà in tabellare. E’ utile ricordare che i contratti per la dirigenza firmati nel 2001 trasformavano una parte consistente del salario variabile (retribuzione accessoria di rendimento) in salario fisso. Per tutti gli altri avverrà il contrario: la parte fissa sarà depauperata per aumentare la parte variabile (su cui viene esercitato il ricatto).
  • Inoltre, per le Amministrazioni Centrali dello Stato (Scuola, Ministeri …) solo per i quali, è stato possibile quantificare l’aumento (195/200.000 lire), questi soldi non ci sono. Come ha detto il ministro Tremonti la copertura economica avverrà nel percorso che porterà alla prossima legge finanziaria. D’altronde, per i rinnovi contrattuali non ci sono nemmeno le piattaforme confederali… ed il governo non ha ancora dato le proprie linee guida all’ARAN (che, dopo questo accordo, saranno tutte centrate sugli incentivi e la differenziazione salariale). Per quanto riguarda il comparto Regioni-Autonomie Locali e la Sanità, le risorse devono essere reperite nel bilancio dei singoli Enti (Decreto Legislativo 165/2001) e, dunque, dovendo fare i conti con lo stato dei bilanci e con il patto di stabilità, diviene arduo capire, situazione per situazione, se questi aumenti arriveranno mai.
  • Esternalizzazioni e privatizzazioni. Il protocollo affida a due tavoli di concertazione la ricaduta della nuova ondata di dismissioni dei servizi pubblici (decisa nella legge finanziaria 2002 ed accettata con questo protocollo da CGIL-CISL-UIL), il secondo dei quali riguarda “le ricadute organizzative ed occupazioni sul personale” ed “i provvedimenti di attuazione aventi riflessi sull’organizzazione delle strutture delle amministrazioni e degli interessati ai processi di riordino, fusione o soppressione” (traduzione, arriveranno gli esuberi e la messa in mobilità anche per i lavoratori pubblici).
  • Viene accettata la riforma Moratti (distruzione della scuola pubblica) contro cui sta lottando nel paese un ampio movimento: “un tavolo permanente di confronto … tutti gli aspetti di applicazione della riforma che hanno ricadute sul personale e sull’organizzazione del lavoro”.
  • Viene estesa al settore pubblico la riforma pensionistica che lancia la previdenza integrativa con lo scippo delle liquidazioni (“lo smobilizzo del rateo annuale di TFR”).

Questa svendita a tutto campo prepara la capitolazione sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori ed il via libera alla riforma delle pensioni ed all’aziendalizzazione della scuola e della sanità.

  • Per la difesa dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e l'estensione dello stesso alle aziende con meno di 15 dipendenti;
  • Per la tutela del sistema previdenziale pubblico e delle liquidazioni;
  • Per la difesa e il potenziamento della sanità, della scuola, dei servizi pubblici;
  • Per una legge sulla rappresentanza e l'esercizio pieno dei diritti sindacali (sciopero, assemblea, trattativa);
  • Per contratti collettivi che sanciscano salari e stipendi europei;
  • Per un meccanismo di riallineamento automatico dei salari all'inflazione;
  • Per un salario sociale per i senza reddito;
  • Per la parità salariale e normativa tra italiani ed immigrati;
  • Per l’abrogazione delle norme che hanno permesso la generalizzazione della flessibilità, della precarietà, delle esternalizzazione e privatizzazioni dei servizi pubblici.

CONFEDERAZIONE COBAS

COBAS REGIONI- ENTI LOCALI

Monti ruba a chi ha sempre pagato e non tocca ricchi, evasori, politicanti e corrotti

Alla fine Monti una “patrimoniale” l’ha fatta, però alla rovescia, applicandola a quel poco di redditi e di diritti restati a milioni di salariati e di ceti medi impoveriti: e non ai ricchi, ai grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, agli evasori, alla casta politica, ai corrotti.

La maggiore violenza il governo bipartisan la esercita contro le pensioni. Nonostante l’INPS sia in attivo (se si escludono le spese assistenziali, assurdamente a carico delle pensioni), malgrado ci siano tre milioni di persone che ricevono pensioni da 5000 fino a decine di migliaia di euro mensili e/o cumulino più pensioni a lauti stipendi succhiando oltre 200 miliardi all’anno, ancora una volta vengono colpiti i più deboli. Lavoratori dai miseri salari, sfruttati fin da giovanissimi e in attività usuranti, dovranno raggiungere i 42 anni di contributi (le donne 41), con un furto di almeno 30 mila euro in media. Il passaggio al contributivo per tutti/e è un latrocinio ancor maggiore, da diverse decine a centinaia di migliaia di euro. Ed è un furto anche l’innalzamento di un anno delle pensioni di vecchiaia, mentre sparirà l’adeguamento all’inflazione delle pensioni da 1000 euro in su.

I COBAS MANIFESTERANNO NELLE VARIE CITTA’ INSIEME AGLI STUDENTI IN LOTTA

NO ALLA LETTERACCIA E AL DIKTAT FRANCO-TEDESCO

NESSUN PROVVEDIMENTO DELLA LETTERA-VERGOGNA DEVE PASSARE

USCIRE DALLA CRISI E’ POSSIBILE CAMBIANDO SISTEMA

L’agonizzante governo Berlusconi tenta di salvarsi accettando il diktat di Francia e Germania che vogliono far pagare la crisi ai popoli dei paesi più deboli delle UE, e con la “letteraccia” portata servilmente a Bruxelles programma un ulteriore massacro sociale.

Nel documento sono condensati tutti i sogni e i desideri di quel liberismo incontinente che ha provocato in Europa e nel mondo la crisi economica e finanziaria, quella occupazionale, ambientale ed energetica. Vi sono contenuti: la massima libertà di licenziamento nel lavoro privato e in quello pubblico; la deportazione coatta di dipendenti pubblici da un settore all’altro e l’introduzione della Cassa Integrazione; la cancellazione definitiva dei contratti nazionali e di ogni residuo di democrazia sindacale e di diritti del lavoro; l’ulteriore scempio del sistema pensionistico; l’annullamento del risultato referendario su acqua e servizi pubblici, che si vogliono gettare in pasto globalmente al mercato e alla speculazione privata; la svendita del patrimonio e della ricchezza collettiva (demanio, beni culturali e ambientali ecc..); fino alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole basati sui grotteschi quiz Invalsi, di cui nella primavera scorsa ha riso mezza Italia.